Accueil du site - Contact

Intervista di Yanar Mohamed su Democracy now, radio indipendente degli USA.

Amy Goodman: Siamo con Yanar Mohamed, presidente dell’organizzazione per la libertà delle donne in Iraq (OWFI), che cerca di porre fine alle atrocità contro le donne irachene e difendere i loro diritti. È redattore principale del giornale L’uguaglianza (Al-Mousawat), pubblicato in Iraq. Uno dei principali progetti del OWFI è lo sviluppo di centri d’accoglienza a Bagdad per proteggere le donne minacciate di violenza e di "crimine d’onore". Benvenuta su Democracy now, Yanar.

Yanar Mohamed: Grazie.

Amy Goodman: Dopo questo fine settimana, uno dei più sanguinosi da quando l’occupazione è cominciata, cosa potete dire?

Yanar Mohamed: Abbiamo fatto sapere la nostra opinione a Bagdad. Abbiamo organizzato una manifestazione il 4 di questo mese, ed abbiamo detto che avevamo bisogno di strade sicure per le donne. Noi pensiamo che se le strade non sono sicure, è perché l’occupazione, le truppe USA, sono sempre là, e che questo attira ogni tipo di terrorismo venuto dal mondo intero. Ora, le nostre città, le nostre periferie si sono trasformate in campi di battaglia quotidiani tra le truppe degli USA e la resistenza militare. Le donne non possono lasciare le loro case per lavorare, per studiare, perché queste strade non sono più sicure, a causa delle pratiche inumane contro le donne causate dall’aumento dell’Islamismo. È per ciò che esigiamo il ritiro immediato delle truppe USA dall’ Iraq, come preliminare ad un’evoluzione verso la pace. Ciò che vediamo oggi in Iraq, sono le conseguenze dei fallimenti consecutivi dell’amministrazione americana. Non sono in grado, semplicemente, di fare in modo che qualcosa vada. Il governo che portano, qualunque sia, è respinto dalla popolazione, e suscita ogni tipo di opposizione, politica o militare. Una parte di quest’opposizione è locale, ma un’altra parte viene dall’estero. Paghiamo il prezzo della "guerra santa" contro gli americani e centinaia di iracheni sono uccisi ogni giorno. Pensiamo che tutto quello debba fermarsi, e che nulla è possibile finché le truppe americane non sono partite. Alcuni ci dicono: "Come sarebbe la vostra sicurezza se nessun esercito fosse là per proteggervi?" . Rispondiamo loro che c’è nulla di peggiore della situazione attuale. Centinaia di vite innocenti sono falciate ogni giorno e questo non lo vogliamo più. Le truppe USA devono partire, immediatamente. Ci assumeremo noi il carico dell’ Iraq.

Amy Goodman: Discutiamo con Yanar Mohamed, che difende i diritti delle donne in Iraq e che arriva da là. Avete inteso la descrizione di ciò che è avvenuto questo fine settimana, tanto a Bagdad che a Tal Afar, vicino alla frontiera siriana. Vostro padre è di quella zona?

Yanar Mohamed: Mio padre proviene da Tal Afar. Ho sentito giornalisti dire che sono Turcomanni e che la Turchia vi svolge un ruolo. Ma non è una buona descrizione dei Turcomanni di Tal Afar che sono sciiti, influenzati dall’Iran. L’islamismo cresce in questa città. Ho saputo che molti dei miei cugini erano influenzati da quest’islamismo, e che facevano parte degli insorti. Non mi piace chiamarli "insorti", non ci piace questo in Iraq. I giovani uomini vogliono impegnarsi per mettere fuori gli americani, e quindi sono attirati dalla resistenza militare. A Tal Afar, possono attirare molta giovane gente nei gruppi clandestini. È per quello che ci sono stati i disordini di questi ultimi giorni.

Amy Goodman: Perché non gradite la parola insorti?

Yanar Mohamed: È un nostro diritto, delle persone che abitano in Iraq, di decidere il nostro futuro. C’è l’occupazione ed è rifiutata, è respinta. È nostro diritto di respingerla. Non gradiamo le parole, le descrizioni, che ci sono imposte. Ed io, non andrò nella resistenza militare, che ha fatto più morti fra gli iracheni che fra gli americani. Ma una volta ancora, il diritto di resistere all’occupazione è un diritto per ciascuno e ciascuna.

Amy Goodman: Potete parlarci della situazione delle donne in Iraq attualmente?

Yanar Mohamed: Ci sono molti aspetti. Dal punto di vista dell’amministrazione americana, ci hanno portato la liberazione. È ciò che dicono, ma che abbiamo visto è giusto una facciata. Sostengono che hanno portato al 25% la rappresentanza delle donne nelle assemblee politiche, e dicono che abbiamo conquistato la nostra rappresentanza. Questo 25% che è arrivato all’assemblea nazionale non parla neppure dei diritti delle donne. E per la maggior parte, non sono militanti conosciute, nemmeno dei gruppi più reazionari. Abbiamo capito che le donne libere non erano state scelte per quest’assemblea nazionale. E, naturalmente, non vogliono alcuna deputata che volesse l’uguaglianza tra gli uomini e le donne, o una laicità nella quale le donne fossero uguali agli uomini. D’altra parte, la situazione reale nelle strade è diretta dai gruppi islamici. Parliamo d’islam "politico", perché impongono la loro religione nella arena politica. Il primo risultato, è che le donne devono tornare alle loro case. Vanno nelle scuole, impongono il velo alle donne, ed hanno pratiche particolarmente inumane verso le donne. Minacciano di uccidere le donne se non portano il costume islamico, e le giovani donne nelle scuole sono sotto la loro minaccia quotidiana. Se non cedono a questo modo di vivere, saranno punite. Allora, per noi, sarà sia l’occupazione americana che condurrà al genocidio, sia sarà l’islam politico che ci porterà ad un modo di vivere completamente inumano, carcerario. Né una, né l’altra di queste soluzioni sono accettabili. Pensiamo che le forze progressiste in Iraq devono avanzare, fare qualcosa contro questo, ed è per questo che lavoriamo. Il nostro movimento va verso la creazione di una società civile che propone una terza alternativa, che è quella della libertà, di un modo di vita progressista, di un’alternativa per la classe operaia.

Amy Goodman: Yanar Mohamed, voglio ringraziarla infinitamente di essere con noi. Di essere presidente dell’organizzazione per la libertà delle donne in Iraq, un’organizzazione che lavora per porre fine agli abusi contro i diritti delle donne. Grazie.

Yanar Mohamed: Grazie.

25 ottobre 2004

Traductions
English
Italiano
Deutsch
Castellano
Other
Português

Thèmes
Situation sociale
Mouvement social
Femmes
Laïcité
Vie de l’asso
Résistances
Moyen Orient
Occupation
Analyses
Réfugié-es
Actions
Témoignage
Photo
Prisons
International
Minorités sexuelles

Auteurs
Fédération des conseils ouvriers et syndicats en Irak
Congrès des libertés en Irak
Solidarité internationale
Parti communiste-ouvrier d’Irak
Fédération internationale des réfugiés irakiens
Yanar Mohammed
Solidarité Irak
Nicolas Dessaux
Houzan Mahmoud
Stéphane Julien
Olivier Théo
Falah Alwan
Bill Weinberg
Organisation pour la liberté des femmes en Irak
Mansoor Hekmat
Azar Majedi
SUD Education
Camille Boudjak
Parti communiste-ouvrier du Kurdistan
Karim Landais
Muayad Ahmed
Richard Greeman
Tewfik Allal
Alexandre de Lyon
Fédération irakienne des syndicats du pétrole
Yves Coleman
Olivier Delbeke
Regroupement révolutionnaire caennais
Vincent Présumey

Dernières nouvelles
- Important New Support for OWFI’s Work from European Funders(OWFI - 12 février 2017)
- Bread Baking Stoves and Supplies Empower Women in IDP Camp to Feed and Support Many Others(OWFI - 12 février 2017)
- OWFI Sheltering More Women than Ever Before(OWFI - 12 février 2017)
- The city of Mosul is devastated.(OWFI - 12 février 2017)
- In Conversation : Yanar Mohammed on trafficking in Iraq(OWFI - 22 juin 2016)
- From where I stand : Yanar Mohammed(OWFI - 22 juin 2016)
- OWFI Statement(OWFI - 19 mars 2016)
- OWFI held the founding event of organizing a Black-Iraqi Women’s gathering on 16th of February(OWFI - 19 mars 2016)