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Vittorie per le donne e minacce di morte per me

Dopo una settimana a Baghdad le cose appaiono più chiare. Questa invasione ha creato una seconda Algeria: gli spettri del terrorismo vagano per il paese. Sono spettri indefiniti che gli americani non sanno localizzare, vedere né combattere.

Con il rovesciamento del regime di Saddam, un enorme vuoto politico ha ceduto il posto a qualsiasi fanatico barbuto che voglia metterti una spada al collo e rivendicare il suo diritto al potere...in nome di Dio l’Onnipotente.

Vorrei che le cose stessero davvero in maniera tanto bizzarra e irreale, ma non è così. Questi individui non lavorano in solitudine. Hanno fondato partiti politici e organizzato milizie. Il loro programma è molto chiaro: o si fanno le cose a modo loro, o non si fa nulla. Qualsiasi obiezione verrà considerata contraria alla volontà divina...e la spada sguainata è pronta.

La cosa più grave è che gli americani hanno concesso loro ampi poteri in Iraq. Quasi la metà del governo provvisorio porta quelle barbe (lunghe, corte o invisibili).

Su milioni di donne irachene, la sentenza è già stata pronunciata: sono cittadine di serie B che dovrebbero vergognarsi perfino di esistere, e perciò coprirsi e ricevere con gratitudine ciò che viene loro concesso. Ah, e poi lodare il Signore e promettere di non opporsi ai suoi desideri in ogni situazione, sia essa sociale o politica.

Donne in piazza

Questo mese ha visto l’inizio di un movimento di donne a Baghdad. Tutto è cominciato quando il governo provvisorio ha proposto il decreto 137, che stabilisce la preminenza della sharia islamica sul codice civile e quindi sulle nostre vite. Questo decreto si sovrappone anche a tutti gli emendamenti moderni al codice civile che furono approvati grazie alle lotte del movimento delle donne irachene.

Già durante la seconda settimana di gennaio più di cento donne hanno manifestato in Piazza Al Fardawse per denunciare questa proposta. Queste donne appartenevano a diverse organizzazioni (si dice circa 80). Alcune di esse erano legate a membri del governo provvisorio contrari al decreto. La loro posizione era chiara benché fossero piuttosto moderate e scalfissero soltanto la questione dei diritti femminili. Si è trattato comunque di una prima spinta verso un’opposizione da parte delle donne, e i Sultani Islamici seduti in trono su alcuni seggi del governo provvisorio non hanno potuto intimidirle né reprimerle.

Fine gennaio: ancora manifestazioni di donne e forti proteste da parte dell’OLDI (organizzazione per la libertà delle donne in Iraq)

Decidemmo di organizzare una conferenza per il 29 gennaio: l’avrei tenuta io in quanto presidente dell’OLDI e sarebbe stata introdotta e pienamente appoggiata dal Partito Comunista dei Lavoratori Iracheni. Non saremmo infatti incorse nell’errore di apparire in pubblico come gruppo di donne senza l’appoggio fisico di un gruppo politico disposto a proteggerci e difenderci, nell’eventualità che qualcuno avesse escogitato un piano intimidatorio per disturbare o destabilizzare la nostra azione, magari lanciando esplosivi.

La conferenza è stata favorevolmente accolta da intellettuali e rappresentanti di gruppi di donne nonché da un ampio pubblico, a eccezione di due donne islamiste che hanno espresso il loro disaccordo con l’idea di uguaglianza, insistendo che la donna nasce esclusivamente per essere madre e come ausiliaria dell’uomo. Erano presenti alcuni operatori dei media, uno dei quali si è dedicato a discutere il nesso, o meglio la contraddizione, fra l’11 settembre e il conferimento del potere agli islamisti in Iraq.

Una delle donne presenti alla conferenza mi ha espresso il suo fortissimo appoggio e mi ha invitata per il giorno dopo ad una manifestazione indetta da donne per un’eguale rappresentanza in tutti gli organi di governo.

Le nostre voci ascoltate in tutto l’Iraq

Il giorno dopo è partita da Piazza Fatih una marcia composta da circa 80 donne che portavano striscioni e richieste. Verso la fine del percorso in Piazza Fardawse, il numero era salito a circa 200 partecipanti, tra cui alcune passanti che si sono unite a noi.

Poiché queste donne erano nuove alla pratica di manifestare, nessuna di loro osava e neppure pensava a scandire uno slogan. Qualcuna anzi portava il velo. Ho chiesto loro se avevano degli slogan da offrire alla marcia. Mi hanno risposto di no. Ho cominciato io con "Sì alle donne... sì alla parità!" Poche donne intorno a me lo hanno ripetuto a voce bassa. Ma dopo alcune ripetizioni più di cento donne hanno iniziato a scandire lo slogan.

Una persona che non conoscevo è corsa da me con un megafono e un gran sorriso. Abbiamo continuato a ripetere lo slogan a volume piuttosto alto mentre facevamo il giro di Piazza Al Fardawse. Alcune donne si sono provate a lanciare un proprio slogan - "le donne sono metà della società - dateci eguale rappresentanza", e ci siamo unite a loro ripetendolo insieme.

Finito il giro, la folla si è radunata intorno al palco preparato per il comizio, e tutti i media hanno iniziato a riprendere la prima oratrice, che era tra le organizzatrici e parlava a nome del Consiglio per la Maternità e l’Infanzia. L’oratrice ha informato le persone presenti sulle ragioni della manifestazione, cioè sull’equa rappresentanza, e ha elencato i gruppi partecipanti. Mi è sembrato un peccato non sfruttare meglio l’occasione e il raduno, così ho chiesto la parola. Una donna mi ha detto di andarci piano, perché ’siamo qui per una ragione specifica: la rappresentanza.

Ho iniziato il mio discorso avvertendo che i tempi della disuguaglianza fra donne e uomini non possono continuare. La disuguaglianza sociale, economica e soprattutto politica non può più essere tollerata. La rappresentanza è una questione importante, ma cosa ce ne faremmo di una rappresentanza del 50% se le politiche adottate non fossero favorevoli alle donne? Il migliore esempio è il decreto 137 che rigetta la donna nei tempi oscuri in cui non godeva assolutamente di nessun diritto sotto la legge della sharia islamica. Questo decreto dimostra l’inaffidabilità del governo provvisorio, che ha fallito nella difesa degli interessi delle donne irachene. Dovremmo riunirci e proclamare la nostra lotta politica e la nostra azione solidale per dare inizio a una nuova epoca. Un’epoca di eguaglianza per le donne. Ho concluso con "diciamolo ora insieme: ’viva la piena eguaglianza fra uomini e donne’!"

C’è stato un bell’applauso; i media stranieri mi hanno poi chiesto di parlare in inglese, e così ho fatto.

Il giorno dopo mi hanno detto che ero stata ampiamente mandata in onda da tutte e tre le TV locali - specialmente le interviste in cui ho approfittato dell’occasione per chiedere una costituzione laica fondata sull’eguaglianza e non sulla suddivisione etnica, religiosa e di genere.

Collera degli islamisti e proclama della minaccia di morte: Uccidere Yanar entro pochi giorni

Il giorno dopo l’ufficio dell’OLDI era affollato di donne di tutti i tipi e da sostenitori politici che si complimentavano per la nostra presa di posizione pubblica. Dopo aver scritto una proposta sul modo di creare un centro per l’autodeterminazione femminile nel complesso residenziale di Al Hulda, mi sono recata ad un internet café per spedirla ai nostri sostenitori.

Nella mia casella di posta elettronica ho trovato un’e-mail in arabo con uno strano oggetto. Ho riletto l’oggetto molte volte prima di essere certa di avere capito bene. Diceva: Re: Uccidere Yanar entro pochi giorni.

In poche righe l’Armata di Sahaba (Jaysh al-Sahaba) esprimeva il proprio sgomento per il mio attivismo in favore delle donne. Avevano deciso che sarebbe stato necessario uccidermi in quanto musulmana rinnegata, a meno che non avessi smesso di fare quello che faccio.

Una sconcertante democrazia senza alcuna protezione

Insieme ai miei amici del Partito Comunista dei Lavoratori Iracheni ho deciso di recarmi immediatamente presso il quartier generale centrale delle truppe americane per vedere che cosa potevano fare per me. Qualcuno mi disse che il Colonnello Brown era la persona da contattare.

All’ingresso ho spiegato la questione ai soldati americani e ne ho chiarito l’urgenza, specificando anche che non mi trovavo al sicuro in un luogo aperto come quello. Dentro di me ho pensato anche che di questi tempi fermarsi accanto ad un soldato americano è già di per sé rischioso, visto che sono esposti a continui attacchi.

La risposta è stata che avrei dovuto aspettare. Quanto tempo? Nessuno lo sapeva. Ma il colonnello era lì? Non ne erano certi, ma potevo aspettare. Sarebbe venuto? Non lo sapevano.
-Ma sono in pericolo di morte...-
-Siamo tutti in pericolo di morte, signora. -

Quando ho espresso la mia costernazione mi hanno detto che avevano problemi più importanti da risolvere. Ho risposto che anche la mia vita era importante; è stato allora che ho potuto ascoltare la più lunga sfilza di male parole della mia vita, tutte riunite per l’occasione.

Ho dovuto andar via e cercare un posto dove passare la notte. Per la mia sicurezza personale dovrò affidarmi ai miei sostenitori politici e assicurarmi di avere una pistola pronta nella borsetta e di saperla usare velocemente quando sarà il momento.

Notte a Baghdad

Queste vacanze per l’Eid [festività per la fine del mese in cui può svolgersi il pellegrinaggio alla Mecca, NdT] sono state sanguinose a Baghdad, ma nonostante tutto c’è musica ad alto volume nel caseggiato di fronte, benché sia quasi mezzanotte. I ragazzini giocano con i fuochi d’artificio e le famiglie si riuniscono.

La gente ha una forte volontà di vivere una vita normale, nonostante tutto. Sono contenta che l’Eid sia finito, l’allarme rosso è passato e la vita quotidiana potrà essere un po’ più sicura per milioni di civili innocenti... e forse anche per me.

di Yanar Mohamed - Organizzazione per la libertà delle donne in Iraq
3 febbraio 2004
Traduzione di Nora Tigges Mazzone - Traduttori per la Pace

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Auteurs
Fédération des conseils ouvriers et syndicats en Irak
Congrès des libertés en Irak
Solidarité internationale
Parti communiste-ouvrier d’Irak
Fédération internationale des réfugiés irakiens
Yanar Mohammed
Solidarité Irak
Nicolas Dessaux
Houzan Mahmoud
Stéphane Julien
Olivier Théo
Falah Alwan
Bill Weinberg
Organisation pour la liberté des femmes en Irak
Mansoor Hekmat
Azar Majedi
SUD Education
Camille Boudjak
Parti communiste-ouvrier du Kurdistan
Karim Landais
Muayad Ahmed
Richard Greeman
Tewfik Allal
Alexandre de Lyon
Fédération irakienne des syndicats du pétrole
Yves Coleman
Olivier Delbeke
Regroupement révolutionnaire caennais
Vincent Présumey

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