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Giornata internazionale delle donne a Baghdad: “Decideremo del nostro futuro”

Yanar Mohammed - Equality Iraq, 14 marzo 2005

Con tutte le interviste televisive e i dibattiti che ci sono stati il mese scorso, i continui scontri con gli islamisti sul programma inumano che cercano di imporre alle donne, le aperte minacce sulla stampa, ci chiedevamo se avrei partecipato apertamente a una manifestazione a Square al- Fardawse, e anche se l’Organizzazione per la libertà delle donne avrebbe osato organizzare questo tipo di evento.

Nella sua edizione dell’otto marzo, il giornale di Moqtada Al Sadr mi descrive come la figlia del diavolo. Mi hanno anche caricaturato come una bestia demoniaca con la testa di mucca, in una vignetta pubblicata su Al-Hawza. Si sa dunque di cosa sono capaci.

A dispetto di tutto questo, sappiamo di essere sul punto di vivere il momento più critico per i diritti delle donne in Iraq. Le elezioni “libere” hanno dato il potere ai nemici delle donne, ai Mullah. Si apprestano a scrivere una Costituzione che fa di noi delle inferiori e inutili...e si aspettano che si stia zitte, che ci si dica d’accordo, e che si ringrazi Dio per le libertà post-invasione di cui vediamo la bellezza ogni giorno. Alla fine, abbiamo deciso che era un duello che non poteva attendere. E’ tempo ormai di polarizzare le persone attorno all’alternativa laica e libertaria, un terzo campo. I diritti delle donne sono l’arena dove progressisti e reazionari si affronteranno per la loro prima battaglia. Abbiamo dunque deciso per la nostra Giornata internazionale delle donne, con una manifestazione seguita da una conferenza su “Le donne e la Costituzione”. E il nostro slogan è : “Separazione delle moschee, dell’educazione e dello Stato”.

La manifestazione dell’otto marzo.

Sono state informate le donne dei quartieri poveri con le quali avevamo già lavorato. Poche tra loro erano pronte a venire, a causa della situazione mortalmente pericolosa, ma le più determinate a vedere le cose cambiare sono venute, per celebrare la Giornata Internazionale delle donne, a cantare slogan per la libertà, l’eguaglianza e na costituzione laica ed egalitaria.

Io ho parlato la mattina stessa in una radio di Baghdad, per invitare le donne a venire ed a esprimere la loro voce contro gli “uomini in nero” che vogliono decidere del nostro futuro. Ero molto fiera di vedere che noi, le donne della OWFI, eravamo capaci di organizzare questa manifestazione con un minimo di sostegno dei nostri partner politici.

Hadil, che è stata la prima ospite del nostro centro di accoglienza è adesso una militante navigata, che non permette a nessuno di attaccare una donna in nessun modo. Quel giorno, si è occupata dell’audio e del coordinamento della manifestazione. Nel nostro quotidiano militante, nei nostri locali, nulla si può fare senza di lei.

Nada ha voluto parlare dei diritti delle donne al lavoro e del codice di lavoro. E’ una diplomata, che arriva da una città del sud-ovest, dove gli islamisti incollano sulle porte delle moschee le liste nere delle persone da abbattere, tra cui non poche donne.

Hakim, un comunista-operaio originario di Nassiryah, non ha aiutato ma interrompeva i discorsi per cantare degli slogan contro l’occupazione, prima condizione della sicurezza e del benessere della popolazione.

Thikra e Rawaa, due studentesse rivoluzionarie dell’Università di Bassora, hanno deciso di non lasciarmi più da quando ho messo piede in Square Al- Fardawse. Non avrei potuto immaginare questo, un anno fa. Mi hanno visto alla televisione, hanno letto al- Mousawat, il nostro giornale, e questo le ha convinte ad unirsi alla OWFI.

Thikra è adesso un simbolo nella città chiusa e velata di Bassora.

La maggior parte delle nostre delegate sono venute dalle città di provincia. Quelle di Kirkuk erano le più rilassate, con i loro vestiti moderni. I problemi lì da loro, sono più relativi alle divisioni etniche che all’islamismo. Sfortunatamente, la delegata di al-Hila non è potuta venire a causa di un attentato terroristico che ha fatto dei morti lungo la strada. Quella di Nassiryah non ha avuto miglior fortuna.

E’ la delegata di Bassora che ha provocato maggiore reazione.

Jisim ha parlato della sofferenza delle ragazze che sono allontanate dalla loro università e condannate a occuparsi della mungitura delle mucche anziché studiare o lavorare. Jisim è una sindacalista che si batte ferocemente per i diritti delle donne sul lavoro. Sebbene indossi l’Abaya nera, ha una incrollabile forza di carattere.

Io ero autorizzata a restare un’ora per la manifestazione, non di più. Oltre quel tempo, sarebbe diventato veramente pericoloso per la mia sicurezza e quella delle altre. Thikra e Rawaa camminano con me da quando sono uscita dalla macchina - perché mi hanno portato, anche qui ragioni di sicurezza.

La conferenza del 9 marzo

Il giorno dopo, la sfida è la qualità piuttosto che il pericolo fisico. Per la nostra conferenza, dovevo proporre una piattaforma per “la libertà di scelta delle donne” e per questo avevo invitato delle personalità e delle organizzazioni femministe ad unirsi a noi. Era un appello a riunire le donne laiche che non sono pronte a compromettere i diritti delle donne in nome della tradizione o della religione. La presentazione era una anteprima, non c’era stata neanche una radio locale per registrarla.

Nada ha presentato il suo testo sulle donne nel lavoro, e sono stati distribuiti i nostri studi giuridici sulle attuali leggi sullo statuto della persone, che ne mostrano gli articoli misogini e discriminatori. Hadil e Hanan hanno giocato un ruolo importante nella conferenza. Fulla e Rana si sono occupate di ricevere le delegate. La stanza era piena di militanti femministe e di personalità dei diritti umani, In una sessione, c’era una giudice, in un’altra una universitaria, molte sindacaliste e tante donne che avevano semplicemente sentito il mio appello per radio e che erano venute...con dei fiori in mano.

Dopo delle discussioni con i fedeli dei religiosi e di misogini, abbiamo convinto alla nostra causa la maggioranza dei presenti e delle presenti. Abbiamo potuto allora lanciare la nostra piattaforma per una voce libera e laica per le donne. La maggior parte dei gruppi erano già venuti alle nostre riunioni, quindi non è stato troppo difficile spiegare perché la laicità è la prima tappa per una migliore condizione delle donne.

Per concludere, abbiamo fatto delle foto delle nostre e dei nostri aderenti più vicini: venivano dal Sud ( la cosiddetta zona sciita) , dal Nord Curdo e molte da Baghdad.

La giornata internazionale delle donne e la libertà del popolo in Iraq

Dopo le elezioni di cartapesta che hanno avuto luogo in Iraq, l’atmosfera generale è di confusione. Le persone hanno votato perchè avevano creduto di capire che questo avrebbe riportato la sicurezza. Effettivamente, il numero di morti quotidiani a Baghdad è valutato tra i 100 e i 125 (soltanto) .

In molte aggiriamo i loro corpi nei nostri spostamenti quotidiani.

Dunque, si arriva alla conclusione che fintanto che gli Americani resteranno in Iraq, attireranno come una calamita il terrorismo islamico mondiale. Sono arrivati con tutti i loro soldi, per sfruttare il nostro odio contro l’invasione, reclutare giovani uomini per i loro attacchi inumani, per afganizzare l’Iraq. Molti tra di noi, laici che sono seriamente contro l’occupazione , ma che vogliono mettere a punto un sistema laico ed egualitario, che non sono né nazionalisti, né islamici, abbiamo deciso di lanciare un movimento politico di massa contro l’occupazione. Lo abbiamo chiamato “Iraq’s Freedom Congress” . Il nostro primo incontro ha avuto luogo il 25 febbraio, per metterci d’accordo sugli obiettivi e la dichiarazione di fondazione. Da Mosul a Bassora, passando per Baghdad e il Marais, abbiamo posto la prima pietra di un progetto opposto all’invasione come all’islamismo. Abbiamo una grande responsabilità verso tutta la popolazione in Iraq. O saremo noi, o sarà la formula americana delle divisioni etniche.

Yanar Mohammed, portavoce dell’Organizzazione per la libertà delle Donne in Iraq

14 marzo 2005.

(Traduzione di Paola Mirenda)

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Auteurs
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Fédération internationale des réfugiés irakiens
Yanar Mohammed
Solidarité Irak
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Houzan Mahmoud
Stéphane Julien
Olivier Théo
Falah Alwan
Bill Weinberg
Organisation pour la liberté des femmes en Irak
Mansoor Hekmat
Azar Majedi
SUD Education
Camille Boudjak
Parti communiste-ouvrier du Kurdistan
Karim Landais
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Tewfik Allal
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