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Quali bombe? La bomba sono io!

Intervista a Thikra Faisal

Thikra Faisal, 24 anni, è studentessa in amministrazione bancaria all’Università di Bassora. E’ una delle fondatrici del Comitato di organizzazione studentesco (Student Work Comitee) e da poco membro dell’Ufficio Politico del Partito Comunista Operaio di Iraq.

E’ stata intervista a Yokohama da Nicola Dessaux ( di Solidarité Iraq, Francia) , durante la Conferenza Nazionale per la pace e la democrazia (Zenko) , iniziativa del Comitato giapponese di sostegno alla resistenza civile in Iraq.

La guerra e l’occupazione hanno intaccato la vita degli studenti?

Sicuramente, e tutti ne abbiamo sofferto. Nulla nei negozi, niente elettricità, niente lavoro, niente libertà. A Bassora, vedo le forze di occupazione tutti i giorni nelle strade. Quando sono arrivati, avevano paura della popolazione, soprattutto gli americani. Qui ci sono le truppe inglesi, il cui comportamento è differente. Cercano di vivere a contatto con la gente, di aiutare i bambini, di distribuire l’acqua, perché non vogliono essere vittime di attentati.

Questo fa una grande differenza con le truppe americane, che non rispettano le donne né le persone anziane, e che ci odiano. Tanta gente è stata uccisa solo perché camminava vicino agli americani o ai loro veicoli.

Come è stato creato il Comitato di organizzazione studentesca (SWC)?

Con la guerra , la maggior parte degli edifici dell’università sono stati danneggiati dalle bombe, e gli islamisti armati si sono imposti nell’università.

La maggior parte dei fondatori si erano già confrontati con questi islamisti. Allora, poiché avevamo bisogno di una organizzazione per far fronte alla situazione e combattere per la nostra libertà, abbiamo convocato un’assemblea e discusso del modo di organizzarci.

Con il gruppo dei fondatori, ci si conosceva più o meno tutti , e altre persone ci hanno raggiunto dopo, perché sapevano chi eravamo, e avevano fiducia in noi. Abbiamo cominciato in otto, e siamo adesso centottanta, distribuiti nelle due sedi dell’università, una situata in centro e l’altra lontano, e in tutte le facoltà. Il numero continua ad aumentare regolarmente.

Per quanto mi riguarda, in seno alla direzione del Comitato io mi occupo dei problemi degli studenti,. Sono la sola donna a farne parte, e non ce ne sono che venti nel resto del Comitato. E’ poco, ma è pressappoco la proporzione delle ragazze all’università.

Come è cominciato il movimento studentesco?

Gli studenti iracheni adorano i pic.nic, ma con la guerra questa abitudine era scomparsa. Allora, gli studenti di tecnologia hanno deciso di organizzarne uno, perché ne avevano fin sopra i capelli della tristezza e della paura. Malgrado i rischi di attacco, sono andati in un piccolo parco, nel centro di Bassora. I ragazzi ascoltavano la musica con un telefono portatile e ballavano, mentre le ragazze erano semplicemente sedute. Ma uno studente, che era legato al gruppo di Moqtada Al Sadr, ha avvertito gli islamisti, che sono arrivati con un gruppo armato. Poiché detestano gli studenti, hanno sequestrato le macchine fotografiche, i portatili, e hanno messo degli studenti nel loro locale, fino a che le loro famiglie non sono venuti a riprenderli. Poi hanno picchiato una ragazza cristiana, che è stata in coma per due mesi, e ucciso un altro studente.

Al Comitato, quando abbiamo saputo quello che era successo, abbiamo deciso di affrontarli. Si erano spinti troppo in là. Abbiamo redatto dei volantini e organizzato due giorni di manifestazioni. Io ero responsabile dell’organizzazione per quanto riguardava la sede universitaria nel centro della città, e il nostro compagno Faris era incaricato dell’altra. Sono state organizzate assemblee negli atri delle università. La maggior parte degli studenti erano con noi, perché ne avevano le tasche piene degli islamisti nelle facoltà. Va detto che passano tutto il tempo là, anche al ristorante universitario dove impediscono ai ragazzi e alle ragazze di mangiare insieme. Questa volta gli studenti hanno deciso di reagire.

Il primo giorno, siamo rimasti nell’università. Gli islamisti hanno tentato di impedircelo, ma non ci sono riusciti. Allora, il secondo giorno, abbiamo deciso si uscire, perché eravamo più numerosi, e di andare a manifestare davanti agli edifici governativi. Le ragazze avevano paura, a causa delle minacce degli islamisti, che avevano effettivamente catturato diverse di loro. Hanno preferito restare nell’università, tranne un piccolo gruppo che ha seguito da lontano la manifestazione, discretamente. Non eravamo che due, io e una ragazza musulmana, a manifestare con i ragazzi, a gridare slogan per la libertà e contro l’islam nelle università.

Quando siamo arrivati davanti agli edifici governativi, gli islamisti ci hanno attaccato con gas lacrimogeni. Per diversi minuti, non si vedeva più nulla, faceva veramente male, ma non ci siamo dispersi. Uno studente ha sofferto particolarmente per i gas, ma non si è mosso. Abbiamo continuato a gridare "abbasso l’islam politico!" e abbiamo cominciato ad enumerare le nostre rivendicazioni: la punizione dei criminali e l’espulsione degli islamisti dall’Università. Come si può studiare quando si è incessantemente circondati da gente armata? Il governo, che ci aveva ignorato all’inizio, ha inviato delle forze di sicurezza per proteggerci. Ma tra di loro, c’erano anche degli islamisti! Sono loro che ci hanno attaccato a colpi di pistola. Uno studente ha avuto il naso fratturato. Questa volta, siano stati obbligati a fuggire, ma siamo ritornati poco dopo. Finalmente, siamo potuti entrare per presentare le nostre rivendicazioni, e la manifestazione è terminata.

Dopo questo, gli islamisti sono scomparsi dall’università e la sicurezza è stata ristabilita.

Quali conseguenze ha avuto questo per te?

Sono stata minacciata tutto il tempo. Sapevano che ero comunista e non potevano accettarlo. Uno di loro mi ha costretta a seguirlo nella loro sede, e mi hanno minacciato, me e la mia famiglia. Qualche giorno dopo le manifestazioni, se la sono presa con mio padre. Lo hanno portato nella loro prigione, e lo hanno minacciato affinché mi impedisse di andare all’università, prima di lasciarlo andar via. Un’altra volta, sono dovuta tornare a casa anziché andare in facoltà, perché ero seguita da diverse persone.

Ero triste, perché non potevo fare l’università come volevo. Alcuni professori sono dei partigiani dell’islam politico, e mi hanno impedito di passare all’anno successivo, come è successo anche ad altri compagni noti del Comitato. E’ una delle ragioni che mi spinge ad andare a Baghdad l’anno prossimo, per studiare Scienze politiche. Questo però dipende dalla situazione del Comitato, perché se il Comitato ha bisogno di me, io non posso partire.

A Baghdad esiste un Comitato del genere?

Si, ma è meno importante che quello di Bassora. E’ per questo che abbiamo preparato una conferenza degli studenti progressisti, per creare dei comitati di organizzazione degli studenti in tutto l’Iraq. Ne esistono già a Sulaymania e a Kirkuk.

Quali sono i bisogni principali del Comitato di organizzazione degli studenti?

I soldi, molto semplicemente, per stampare il materiale e per organizzare questa conferenza. La vita è molto cara per gli studenti. La maggior parte degli studenti abita con i genitori, e non ha alcuna risorsa, neanche la paghetta. Per quelli che vengono da lontano, non ci sono né dormitori, né camere, né trasporti. Quindi, è impossibile vivere da soli, meno che mai quando sei una ragazza. Anche sposati, gli studenti restano generalmente in famiglia.

Uno dei problemi che abbiamo incontrato, è stato per stampare i nostri volantini. Ogni volta che andavamo da un tipografo, ci diceva che non aveva più inchiostro, o che era chiuso. Alla fine, un giovane tipografo ci ha fatto entrare con discrezione e ha chiuso la saracinesca dietro di noi. Ci ha spiegato che sua moglie era studentessa, che anche lei subiva gli islamisti e che lui ci avrebbe aiutato, a condizione di non dirlo a nessuno. Quello che ci ha rivelato è che gli islamisti erano passati a minacciarli di incendiare i loro negozi se avessero stampato qualsiasi cosa per noi. Ci ha stampato tutto a metà prezzo! Quando siamo tornati con i volantini stampati, tutti erano sorpresi.

Avete beneficiato della solidarietà internazionale?

No. Abbiamo ricevuto molti messaggi di sostegno, ma non denaro. Tutto quello che facciamo, è con il poco che abbiamo. Ma per organizzare questa conferenza, ci serviranno circa 50.000 dollari, perché siamo obbligati a garantire i viaggi, gli alloggi, il cibo e soprattutto la sicurezza, cioè le guardie del corpo. E’ per questo che abbiamo bisogno del sostegno degli studenti di tutto il mondo, per difendere le nostre libertà.

Chi sono esattamente gli islamisti?

Per la maggior parte, sono degli ex studenti, più vecchi di noi, hanno spesso più di trenta anni, Formano una organizzazione armata, odiata dagli studenti. Portano vestiti sporchi, perché dicono che l’Islam insegna che è inutile avere un bell’aspetto. I più pericoloso vengono dall’Iran, o si sono formati là, e il materiale di propaganda che vendono è stampato là. Sono sciiti.

C’è da dire che a Bassora i sunniti sono più pacifici. Alcuni dei gruppi sunniti ci sostengono, e alcuni dei loro membri li hanno lasciati per unirsi a loro.

E tu, sei sciita o sunnita?

La mia famiglia è considerata sciita. Ma prima di tutto noi siamo comunisti. Mia nonna distribuiva volantini comunisti. Mio zio era un poeta comunista. Mio padre faceva da passatore per portare clandestinamente i militanti comunisti da Bassora a Sulaymania, nel nord. Io anche, ho cominciato come militante del Partito Comunista d’Iraq.

Ma quando abbiamo visto che questo partito cominciava a sostenere gli islamisti, siamo rimasti stupefatti. Il Partito Comunista Operaio di Iraq è venuto a trovare mio padre, che era un militante conosciuto, e gli ha proposto di unirsi a loro. Bisogna dire che a Bassora una delle due sedi del Partito Comunista di Iraq ha cambiato nome per chiamarsi Partito Comunista Islamico! Gli manca solo di dipingere la facciata in verde....

Tra i comunisti che conoscevo, alcuni sono effettivamente diventati islamisti. Un vecchio compagno mi ha chiesto perché non portassi lo hijab....Il Partito Comunista Operaio è esattamente quello che io avevo sempre voluto, la libertà, un modo di vita moderno, mentre il Partito Comunista era talmente tradizionale....

In ogni modo , non rappresenta più grandi cose, se non che è sostenuto dagli islamisti.

Cosa rappresenta il Partito Comunista Operaio a Bassora?

E’ molto sostenuto dagli operai. C’era tanta gente per la manifestazione del primo Maggio, operai, giovani, studenti, donne, e tanti senzatetto che occupano gli edifici dell’ex governo.

Abdelkarim, un compagno, organizza con loro delle manifestazioni regolarmente per ottenere delle vere abitazioni, E’ molto attivo. Quel giorno, io l’ho intervistato per la televisione curda. Ma tu devi venire sul posto, per capire meglio!

Durante la chiusura della conferenza, tu hai ricordato il tuo matrimonio ormai prossimo...

Si! Io mi sposo tra qualche settimana. Il mio fidanzato è un militante del partito comunista operaio dal 1995. Ha passato sette anni in prigione, ad Abu Gharib, a causa di questo. Era stato condannato a morte, ma la sua famiglia ha pagato perché la sua condanna fosse commutata nell’ergastolo. Fortunatamente, come tutti prigionieri, è stato rilasciato poco prima della guerra, quando Saddam Hussein ha deciso di vuotare le prigioni. E’ l’altra ragione per la quale vorrei andare a Baghdad....

A Baghdad, tu non hai paura delle bombe?

Quali bombe? La bomba sono io!

articolo originale

(Traduzione di Paola Mirenda)

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Auteurs
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Fédération internationale des réfugiés irakiens
Yanar Mohammed
Solidarité Irak
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Falah Alwan
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