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Democrazia e società: Rivendicare i propri diritti di donne

Rivendicare i propri diritti di donne

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Irin, 21 marzo 2005

La farmacista Zeena Oushtiny era vestita all’ultima moda occidentale e portava una collana scintillante di diamanti quando è stata portata via sotto minaccia delle armi dalla sua farmacia a Baghdad dagli insorti. Il suo corpo è stato ritrovato dieci giorni più tardi con due fori di pallottola vicino agli occhi. Era stata coperta con un abaya, il velo tradizionale amato dai conservatori islamici, e aveva un messaggio appuntato sullo veste che diceva : “ era una collaboratrice contro l’islam”, racconta la sua famiglia. Oushtiny era la madre di due ragazze ed era divorziata.

Era una professionista riconosciuta nella capitale e rispettata per il suo lavoro, ma era considerata dai radicali come un offesa all’islam. Lavorava anche per i diritti delle donne e chiedeva più democrazia per l’Iraq, secondo i suoi amici e colleghi. Era considerata come una militante troppo schietta per i radicali, e il suo abbigliamento era visto come una tenuta troppo stravagante per l’Iraq.

Le militanti femministe hanno sofferto dopo l’ultima guerra in Iraq a causa dei loro appelli per migliori diritti e in favore dell’uguaglianza con gli uomini in questo paese mussulmano, secondo un rapporto delle associazioni locali delle donne. Sotto il regime di Saddam Hussein, le donne potevano vestirsi in maniera meno “conservatrice” nelle grandi città, senza che fossero punite per questo, raccontano le militanti femministe. Ma adesso le donne dicono che non sono più sicure e i cadaveri di donne decapitate sono aumentati in queste ultime settimane. Sui loro corpi un foglio recante la parola “collaboratore” sul petto ,dice il colonnello Subhi Al-Abdullilah, un inquirente di polizia.

Hanno tentato di uccidermi tante volte ma non rinuncerò mai al mio lavoro di attivista e anzi raddoppierò il mio impegno perchè ci siano diritti per le donne irachene. Io porto uno hidjab quando devo uscire dalla mia casa per andare a lavorare, ma nonostante questo, preferisco i colori vivi”, ci dice Son Kul Chapuk, membro dell’assemblea nazionale e presidente della Women’s NGO association contattata da IRIN. I militanti islamici hanno ucciso 20 donne nella città di Mosul e più di una decina a Baghdad dall’inizio dell’anno, secondo le autorità locali. Tra loro , c’erano tre ginecologhe, due farmaciste e delle studentesse.

A Latifiyah, circa 25 chilometri a sud di Baghdad, i radicali sunniti hanno incollato dei manifesti sui muri dei negozi, delle scuole, delle moschee, in cui si proibisce alle donne di lasciare le loro case senza l’abaya tradizionale e si proibisce loro di usare il trucco. Una avvertenza precisa che se non obbediranno a queste leggi, saranno uccise.

Undici donne sono state uccise in questa zona. Tre corpi sono stati ritrovati decapitati e gli altri erano stati crivellati di colpi in testa, secondo Quassim Yacoub, un ufficiale del locale commissariato di polizia.

Nel novembre del 2004, Amal al-Mamalachy, una militante femminista dei diritti delle donne molto conosciuta, e consigliere del governo, è stata colpita da dieci pallottole e uccisa a a Baghdad sulla strada che la conduceva al lavoro. Centosessanta fori di pallottola sono stati rilevati sulla sua macchina e molte delle sue guardie del corpo sono morte in questo attacco violento.

Altri episodi sono accaduti: Akilla al-Hashimia, membro del governo ad interim, è stata uccisa nell’ottobre 2003. Nisreen al-Burawary, ministra dei lavori pubblici, la sola donna del Consiglio di governo, è sopravvissuta lo scorso anno ad un attacco durante il quale due sue guardie del corpo sono state uccise. Le guardie del corpo sono anch’esse considerate come militanti e collaboratori delle forze Usa nel paese.

Margaret Hassan, responsabile di Care International in Iraq, è stata rapita e uccisa nel novembre 2004. Hassan era sposata ad un iracheno e aveva passato trenta anni nel paese ad occuparsi di questioni umanitarie. I suoi sconosciuti rapitori hanno richiesto che le truppe britanniche si ritirassero e che fossero liberate le donne nelle prigioni irachene.

E’ stata la prima donna straniera ad essere uccisa in Iraq dopo che la guerra è iniziata nel 2003. “Io credo che la situazione ( di sicurezza) migliorerà poco a poco e che le donne devono solo fare attenzione quando si spostano e credere che il nuovo governo farà tutto per proteggerle”, dice Sabah Kadham, funzionario al ministero dell’interno.

Minacce sono state fatte anche contro le ONG. Firdous al-Abadi, portavoce della Croce Rossa Irachena (IRCS) ha ricevuto delle minacce di morte quando lavorava dentro Fallujah. Ha detto di essere stata accusata di essere una attivista e gli insorti hanno detto che parlava troppo in pubblico. “Io voglio solo fare il mio lavoro. E’ un campo umanitario. Io devo dire quello che noi abbiamo visto”, dice al-Abadi. Manal Omar, dirigente dell’organizzazione internazionale “Donne per le Donne” (WFWI) in Iraq, ha detto a Irin che le donne sono diventate un obiettivo per gli insorti e che sono diventate più vulnerabili. “Molte donne sono state uccise all’interno del paese e i loro assassini non sono stati incolpati. Le attiviste sono il prossimo obiettivo e se nulla viene fatto, la situazione diventerà sempre peggiore”, spiega.

Son Kul Chapuk aggiunge che molte donne sono state attaccate con vaporizzatori contenenti acido nella città d Kirkuk perché non portavano correttamente il loro velo. “E’ veramente assurdo. Non possono impedire alle donne di mettersi quello che vogliono o di reclamare i loro diritti”, dice Houzan Mahamoud, la rappresentante britannica dell’organizzazione per la libertà delle donne in Iraq (OWFI), ha detto a Irin che tutte le organizzazioni di donne, i partiti politici e le associazioni dei diritti umani dovrebbero sostenere e aiutare le donne a proteggere i loro diritti per impedire ulteriori morti.

Con la vittoria dell’Alleanza Unita alle elezioni, l’islamizzazione può svilupparsi rapidamente e le donne in Iraq potrebbero perdere più di quanto hanno già perduto. Io chiedo ad ognuno di aprire gli occhi su questa questione e di aiutare coloro che vogliono soltanto rivendicare i loro diritti come donne”, conclude Houzan Mahmoud

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Traduzione di Paola Mirenda

[donne] [islam]

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Auteurs
Fédération des conseils ouvriers et syndicats en Irak
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Fédération internationale des réfugiés irakiens
Yanar Mohammed
Solidarité Irak
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Houzan Mahmoud
Stéphane Julien
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Parti communiste-ouvrier du Kurdistan
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