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Qasim Hadi, uno dei fondatori e il segretario generale dell’Unione dei Disoccupati in Iraq.

Qasim Hadi è uno dei fondatori e il segretario generale dell’Unione dei Disoccupati in Iraq. Militante di lunga data nella clandestinità sotto il regime di Saddam Hussein, è oggi una delle figure del nuovo movimento sindacale iracheno. Risponde qui alle domande di Solidarité Iraq.

Nicolas Dessaux

Solidarité Iraq, 21 ottobre 2005

Come e quando siete diventato un operaio militante? E quali erano le vostre attività sotto Saddam Hussein?

Io ho sempre avuto legami con i lavoratori. Abito a Musseiba, una città operaia. Avevo già partecipato, in maniera cosciente e senza essere membro di nessun partito, ad un gran numero di scioperi e di azioni rivendicative di alcune fabbriche di Alexandrie e di confezioni a Qaadhimia, a Baghdad.

Tuttavia, la mancanza di esperienza politica e nella condotta delle lotte hanno fatto sì che queste ultime si siano concluse in quell’occasione con il licenziamento e l’incarcerazione del nucleo degli operai promotori.

Quanto alla mia formazione politica, io la devo molto, a partire dal 1991, al mio legame con un membro dell’Organizzazione (di sinistra) per la Liberazione della Classe Operaia, e ovviamente a quest’ultima. Loro mi hanno insegnato, in particolare, la maniera di dirigere uno sciopero.

E’ così che le prime azioni di questo genere che io ho guidato con successo sono state quelle dell’impresa « Nuora » a Kerbala, poi della società pubblica « Badr », per l’industria militare. Bisogna notare che è per la prima volta nella storia di questa industria in Iraq che il Ministero della Difesa nazionale invia una delegazione per negoziare con gli scioperanti. Quest’ultima ha acconsentito alle rivendicazioni degli interessati e ha versato delle indennità elevate ai lavoratori, che erano stati esposti ai rischi legati agli orribili eventi del marzo 1991 ( la sollevazione degli sciiti nel sud dell’Iraq e la loro sanguinosa repressione fatta da Saddam Hussein)

Questo successo ha fatto rivestire, al gruppo di militanti che noi eravamo, un grande prestigio in seno agli operai e alle operaie del settore delle confezioni, al quale io appartenevo, al punto che la maggior parte dei padroni della regione ci temevano. La nostra attività aveva preso però un carattere più sociale che politico.

Come spiegate il successo dei sindacati di disoccupati dall’inizio dell’occupazione dell’Iraq da parte delle forze della coalizione anglo americana?

Questo successo si spiega innanzitutto attraverso la precisione della nostra analisi sulle conseguenze della guerra e dell’occupazione, soprattutto per quello che attiene alla disoccupazione. Come militanti operai, quello che ci preoccupa prima di tutto è la situazione sociale del nostro popolo, in primo luogo della classe operaia.

In effetti, la guerra ha distrutto le istituzioni civili, le infrastrutture economiche e i servizi sociali. La continuazione dell’occupazione ha dato il colpo di grazia persino a quello che restava della società civile irachena.

Aggiungiamo i fattori di prima dell’invasione: prima e seconda guerra del Golfo, embargo economico e dittatura del regime baathista. Per questo la creazione dell’Unione dei Disoccupati in una simile congiuntura ci ha portato a fissare, come obiettivo, la risoluzione di quest’ultimo, come leva importante per attenuare sensibilmente la gravità della crisi economica e sociale che colpisce l’Iraq.

La situazione dei disoccupati è cambiata dopo il 2003 ? Se si, in meglio o in peggio?

Voi sapete che la situazione dei senza lavoro si aggrava in funzione dell’aggravarsi della situazione sociale. Anche gli impieghi che il governo aveva creato, pulizia, sgombero delle macerie della guerra, ecc, non erano che temporanei. Il solo campo in cui la gente trova lavoro, è l’impiego nella polizia e nell’esercito, che il governo invia in prima linea nella lotta antiterrorista.

Quanto al settore privato, è, anche lui, messo di fronte ad ogni ostacolo, soprattutto il deterioramento della situazione di sicurezza e l’assenza di infrastrutture, in particolare l’elettricità, i trasporti e le telecomunicazioni. Come si sa, gli investitori ricercano sempre la sicurezza per le loro installazioni. Per questo, gli investimenti sono migliori nel Kurdistan, dove regna una calma relativa, che nelle altre città irachene.

In ogni caso, questi progetti restano insufficienti.

Quali sono le attività attuali del sindacato dei disoccupati ? E queste erano già difficoltose, o questo si è accentuato dopo l’estate del 2003?

Dopo le molteplici manifestazioni e sit-in, che la nostra Unione aveva organizzato nel 2003, e la sanguinosa repressione lanciata dall’amministrazione americana e dalle autorità irachene - arresti, spari sui manifestanti - oltre alla paura ereditata dall’ex regime - hanno determinato un abbassamento sensibile degli effettivi, che frequentano ormai la nostra Unione.

Questa novità ci porta, di conseguenza, a riorientare la nostra attività, verso la garanzia di un minimo vitale ai disoccupati. E’ così che abbiamo sottoposto, ai ministeri incaricati delle diverse prestazioni sociali, un progetto per migliorare ed esonerare dalle imposte e dalle tasse le prestazioni fornite ai senza lavoro. Ma la nostra proposta è stata rifiutata.

Abbiamo anche lanciato, da maggio 2004, una campagna di visite mediche gratuite, a vantaggio dei disoccupati e delle loro famiglie. Questa campagna ha visto il contributo volontario di 250 medici specialisti nelle loro cliniche private, la distribuzione gratuita o a prezzi accessibili di medicine da parte di 16 laboratori farmaceutici, e lo svolgimento di 22 interventi chirurgici in ospedali privati e negli Istituti ospedalieri universitari del paese.

Anche grazie al sostegno di VAST, una ong canadese specializzata, la nostra organizzazione sta intraprendendo attualmente, a Kirkuk, la costruzione e l’equipaggiamento di un centro medico, che sarà dotato anche di una maternità e di un pronto soccorso. Questo dispensario coprirà le esigenze di più di 35.000 abitanti.

Quali erano i legami tra il sindacato dei disoccupati e il Kurdistan negli anni 90 ?

I militanti operai dell’Iraq, che hanno fondato l’Unione dei Disoccupati nel 2003, hanno beneficiato dell’esperienza della fondazione, nel 1991, di un primo sindacato di disoccupati.

Hanno anche beneficiato della capacità di ex leader di questa organizzazione, nel Kurdistan. Questi ultimi hanno contribuito in maniera significativa alla creazione della nuova Unione dei Disoccupati e all’organizzazione si manifestazioni, sit in.

Voi o i vostri parenti avete sofferto direttamente dell’occupazione o del terrorismo ?

Naturalmente, come tutte le famiglie in Iraq. La mia è stata obbligata ad affittare un alloggio in un altro quartiere di Baghdad, perché costretta ad abbandonare il suo perché era situato in una zona di operazioni degli statunitensi e della Guardia nazionale.

Quanto a me, sono minacciato di morte dai terroristi, perché denuncio i misfatti dell’Islam politico contro le donne, i lavoratori, i disoccupati e contro il mio paese. Sono stato anche incarcerato tre volte dalle forze di occupazione americane perché “organizzatore” di manifestazioni.

tradotto dall’arabo al francese da Hakim Arabdiou.

(Traduzione dal francese di Paola Mirenda)

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Auteurs
Fédération des conseils ouvriers et syndicats en Irak
Congrès des libertés en Irak
Solidarité internationale
Parti communiste-ouvrier d’Irak
Fédération internationale des réfugiés irakiens
Yanar Mohammed
Solidarité Irak
Nicolas Dessaux
Houzan Mahmoud
Stéphane Julien
Olivier Théo
Falah Alwan
Bill Weinberg
Organisation pour la liberté des femmes en Irak
Mansoor Hekmat
Azar Majedi
SUD Education
Camille Boudjak
Parti communiste-ouvrier du Kurdistan
Karim Landais
Muayad Ahmed
Richard Greeman
Tewfik Allal
Alexandre de Lyon
Fédération irakienne des syndicats du pétrole
Yves Coleman
Olivier Delbeke
Regroupement révolutionnaire caennais
Vincent Présumey

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